di Andrea Iustulin – Una terra di poeti e navigatori che hanno scritto pagine di storia nella letteratura e nella geografia, un sangue ricco di cultura che non poteva non scorrere anche in ambito sportivo.
Il Portogallo ha dato i natali a campioni come Eusebio, Luis Figo e Cristiano Ronaldo, un paese che ha rappresentato anche una porta per l’Europa per un numero infinito di talenti provenienti da altri continenti. Tre squadre a monopolizzare il campionato, due città a fagocitare il panorama nazionale e due derby che calamitano l’attenzione.
Questa volta parliamo di quello meno nobile: da un lato i Dragoni del Porto e dall’altro le Pantere del Boavista.
La cornice è la città di Oporto, ribattezzata anche come al capitale del nord. Sorta sulla riva del fiume Duero prima di sfociare nell’Oceano Atlantico, due milioni di abitanti che popolano le vie di una città famosa nel mondo per la produzione dell’omonimo vino liquoroso. Gli appassionati di storia la conosceranno anche per essere considerata la “cidade invicta” in quanto i suoi abitanti respinsero sia l’attacco dei Mori, sia l’esercito napoleonico e non fu mai sconfitta militarmente sia dalla sua creazione al tempo dell’Impero Romano.
L’epicità della storia si disperde nella caducità del pallone in cui non è contemplato il pareggio quando due forze entrano in campo per scontrarsi. L’X è un risultato permesso sul lungo periodo ci sarà sempre qualcuno che prevarrà sull’altro, nella città di Oporto è il Porto a essere il dominatore con il Boavista a vivere come carneade.
I Dragoes vedono la luce il 28 settembre 1893 grazie a António Nicolau de Almeida, commerciante di vini e appassionato sportivo che rimase affascinato dal football durante i suoi viaggi in Inghilterra. La nascita di un club predestinato ad entrare nella storia del calcio lusitano ed europeo. Non a caso può vanta di essere la società ad aver vinto qualunque manifestazione creata in Portogallo fino ai fasti di fine anni ’80 con Artur Jorge in panchina che ha alzato al cielo la prima Coppa Campioni della storia.
Il momento di massimo splendore arriverà a inizio millennio quando un giovane di Setubal chiamato Josè Mourinho raccolse una squadra allo sbando portandola nuovamente sul tetto d’Europa trionfando in Europa League e in Champions League. L’ultimo guizzo nel vecchio continente è stato nel 2011 quando Andreas Villas Boas, predestinato allievo dello Special One che ha disatteso le aspettative, ha portato al Porto la seconda Europa League della storia.
Trofei che rendono il Porto la squadra più titolata del Portogallo in Europa, a livello nazionale invece è in corso l’inseguimento al Benfica che comanda il campionato con 38 titoli rispetto ai 30 dei Dragoni.

Dall’altra parte della città ci sono i cugini del Boavista, realtà modesta e silente per quasi tutta la sua storia ultracentenaria. Noti per la l’iconica maglia a scacchi bianchi e neri. Un solo exploit nel 2001 quando ha vinto in modo sorprendente la Primeira Liga interrompendo l’egemonia delle tre big. Quello che sembrava essere un nuovo inizio, finì per trasformarsi in un incubo con lo scandalo “fischietto d’oro”. Le indagini per corruzione arbitrale svolte verso alcuni dirigenti portarono i giudici a decretarne la retrocessione a cui ne seguì un’altra sul campo finendo quindi in Segunda Divisao la terza serie portoghese.
La società però ha sempre reclamato la propria innocenza facendo ricorso al Consiglio di giustizia della Federazione portoghese che ribaltò la decisione annullando la condanna. In virtù poi dell’allargamento del campionato a 18 squadre gli è stata concessa la doppia promozione ritornando immediatamente in Primeira Liga.
In tutto 146 incontri e 100 vittorie tonde per i Dragoni, appena 23 per le Pantere; i pareggi sono stati 22 tra cui quello nell’ultimo confronto. Le leggende hanno un sapore epico ma non sempre Davide riesce a battere Golia.
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