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Gravina: “Se non cambia direzione, calcio a rischio implosione”

Il presidente della FIGC Gabriele Gravina, ospite questa mattina all’Università Luigi Vanvitelli a Santa Maria Capua Vetere, ha lanciato un serio allarme sulle condizioni del calcio italiano.

Nel corso dell’inaugurazione della prima cattedra universitaria italiana dedicata alla “Giuridicità delle regole del gioco del calcio”, il numero uno della Federcalcio ha dichiarato: “Oggi parliamo di regole, ma ci sono regole fuori dal campo che sono altrettanto importanti. Queste regole rappresentano, per diverse ragioni, un elemento che deve puntare alla salvaguardia della competitività sportiva e alla stabilità della tenuta come economico finanziaria del sistema”.

“I bilanci dei club devono essere più corretti”

Sui conti dei club italiani e sui comportamenti degli attuali dirigenti Gravina è stato chiaro: “I dirigenti devono mantenere un comportamento corretto leale e retto. I bilanci di una società di calcio devono essere più corretti di quelli della società civile, perché bisogna essere un esempio. Il sistema delle regole fa parte del sistema economico. L’etica è una condizione necessaria e fondamentale nel mondo del calcio, dello sport e della pratica. Questi mondi hanno in comune una stretta adempienza alle regole, che servono ad assicurare una capace organizzazione. Deve esserci una stretta comunione di intenti. Il mondo del calcio sembra così distante dal nostro, ma non lo è”.

“Riformare il calcio per evitare il fallimento”

“Se non si cambia direzione, avremo un effetto implosivo devastante. Non si può più sopportare un costo del lavoro arrivato quasi al 90% dei costi totali di una società di calcio. Se pensiamo che tutto si risolva aumentando i ricavi ed il valore della produzione, beh, sbagliamo, perché non è sufficiente. Questa è l’anticamera del fallimento –  ha detto senza mezzi termini il presidente federale – C’è chi parla di riforma dei campionati, ma va rifondato tutto il calcio. Dobbiamo guardarci in faccia ed essere coerenti: visionari, sì, ma mantenendo presente il grande senso di responsabilità. Non si può più considerare soprattutto l’interesse del singolo: dobbiamo privilegiare l’interesse di tutti. Serve una rivoluzione culturale”.

“La politica deve rispettare il mondo del calcio”

Gravina torna a chiedere maggior rispetto al Governo: “La politica deve capire che il mondo del calcio, il mondo dell’industria del calcio, merita considerazione e rispetto. Alcuni nostri interlocutori ultimamente cercano di sminuire o svilire: non è più consentito. Il calcio sveglio e sta reagendo. Versiamo oltre un miliardo annuo nella casse dello stato. Siamo una vera e propria industria. Ci rivolgiamo a numerosi settori merceologici diversi. Quando il calcio grida aiuto, e non assistenzialismo, lo fa per rivendicare un suo posizionamento corretto nel paese. Lo fa a ragion veduta, perché siamo in un momento di crisi, di transizione”.

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