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Mondiali donne: svolta storica, Benzina scende in campo con l’hijab

Abbiamo immaginato una sua lettera per raccontare la decisione

di Sabrina Villa – Partita dopo partita, il Mondiale femminile in Nuova Zelanda continua a scrivere ogni giorno nuove pagine di storia. La calciatrice marocchina Nouhaila Benzina ha contribuito a rendere questo torneo ancora più speciale con la sua scelta di indossare il velo musulmano chiamato l’hijab nella partita contro la Corea del sud.

Voglio provare a conferire la giusta la giusta solennità a questo gesto, immaginando che sia lei a spiegarlo, immaginando di ricevere una lettera, scritta direttamente da Nouhaila, per condividere la sua potente decisione.

Avrebbe scritto più o meno questo:

Ciao a tutti,

sono Nouhaila Benzina, una calciatrice della nazionale marocchina di 25 anni e oggi voglio condividere con voi la mia esperienza unica nel mondo del calcio femminile. È stata una cosa incredibile e spero che la mia storia possa ispirare altre ragazze a inseguire i loro sogni senza timori né limiti.

La mia avventura nel Mondiale è iniziata con un’emozione travolgente, poiché il Marocco si è qualificato per la competizione per la prima volta nella sua storia. Sapevo che sarebbe stata un’opportunità straordinaria ma non avrei mai immaginato di diventare la protagonista di un evento memorabile.

Il momento culminante è arrivato durante la nostra sfida contro la Corea del Sud, quando ho deciso di fare  qualcosa che rappresentasse la mia identità e la mia fede. Così, ho scelto di scendere in campo con l’hijab, il copricapo religioso che le donne musulmane portano con orgoglio.

Sapevo che questa decisione avrebbe avuto un significato particolare, soprattutto dopo che, nel 2014, della FIFA di revocare il divieto di indossare l’hijab. In alcuni paesi, come la Francia dove si è tenuta la precedente Coppa del Mondo femminile, la situazione è ancora diversa. La Federazione francese vieta infatti alle giocatrici di vestire il velo islamico durante le partite: nel regolamento della FFF è chiaramente specificato che qualsiasi segno o abbigliamento che denoti un’affiliazione politica, filosofica, religiosa o sindacale durante il gioco è considerato inappropriato.

Che poi è assurdo se consideriamo che nel censimento francese del 2020, il 10% della popolazione si è identificato come musulmano e questo significa che quel Paese ospita la più grande comunità musulmana di tutta l’Europa.

Comunque, tornando alla mia storia personale, per me portare l’hijab sul campo è stato un modo, non solo per esprimere la mia identità e la mia fede, ma soprattutto per aprire una discussione sull’inclusione e la diversità nello sport. Sono convinta che il calcio debba essere per tutti, senza discriminazioni di alcun tipo.

La mia scelta è stata sostenuta e rispettata all’interno della squadra e da parte dei nostri tifosi. È stato incredibile vedere come un semplice gesto potesse trasmettere un messaggio così potente.

Questa esperienza ha reso ancora più speciale la nostra vittoria contro la Corea del Sud. Un momento senza precedenti nella storia del calcio femminile marocchino. E pure mondiale.

Ovviamente, ci sono state sfide lungo il cammino, ma sono convinta che ogni ostacolo sia un’opportunità per crescere e imparare. Spero che la mia partecipazione alla Coppa del Mondo con l’hijab possa aprire la strada a più calciatrici che vogliono seguire le loro passioni senza nascondere nulla della propria identità.

Il mio viaggio nel calcio è appena iniziato e so che ci saranno altre sfide da affrontare. Sono però determinata a continuare a giocare e a rappresentare il mio Paese con orgoglio e coraggio, dimostrando che il calcio è un linguaggio universale che unisce le persone senza distinzioni.

Grazie a tutti per il vostro sostegno. Continuate a credere nei vostri sogni e a lottare per realizzarli.

Con affetto,

Nouhaila

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