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L’editoriale: “Cercasi Italia disperatamente”

L'editoriale di Daniele Garbo

Daniele Garbo

di Daniele Garbo – Non ci voleva un genio per immaginare che la Macedonia potesse andarci ancora una volta di traverso. Nella notte di Skopje l’Italia di Luciano Spalletti si ritrova incredibilmente simile a quella di Roberto Mancini e ora il cammino verso le difesa del titolo europeo si complica maledettamente.

C’è il sospetto che più che di un Commissario Tecnico la nostra Nazionale abbia bisogno di un taumaturgo. Perché abbiamo tanti di quei problemi da risolvere, che per riuscire a rimettere la testa fuori dalla sabbia servirebbe forse la bacchetta magica.

Era evidente che in soli cinque giorni Spalletti non potesse fare miracoli. Ha cercato di ricreare l’entusiasmo perduto richiamando al senso di appartenenza, all’orgoglio di indossare la maglia azzurra ma, com’era facile prevedere, si è scontrato con la dura realtà.

La nostra Nazionale è espressione di un calcio malato e di un campionato tecnicamente modesto, che spesso ci fa perdere il senso delle proporzioni e lo spirito critico. Scambiano per fuoriclasse o per campioni quelli che sono giocatori normali che appena si affacciano alla ribalta internazionale, anche contro squadre modeste come la Macedonia, mostrano tutti i loro limiti tecnici e di personalità.

L’Italia non ha campioni, tanto meno fuoriclasse da mostrare al mondo, ma soltanto buoni giocatori, questo è apparso evidente anche a Skopje. Per migliorare il livello della squadra serve molto lavoro sul campo, proprio la specialità di Spalletti. Ma il problema è che gli manca il tempo per farlo perché non può plasmarli attraverso l’allenamento giornaliero, come ha fatto a Napoli.

Con la Macedonia abbiamo pagato tutto questo, oltre al fatto che storicamente ai primi di settembre anche nazionali molto più forti di questa hanno faticato maledettamente per una carenza di condizione atletica, dovuta al fatto che il campionato è appena cominciato. A Skopje si è intravisto qualche sprazzo del gioco di Spalletti, alcuni scambi in velocità, qualche verticalizzazione. Troppo poco per parlare di un cambio di passo, ma sarebbe stato sorprendente il contrario.

La difesa non ha offerto grandi certezze; il centrocampo, il reparto teoricamente di maggiore qualità, ha mostrato qualcosa di buono ma sono mancati gli inserimenti delle mezze ali. Spalletti ha consegnato a Cristante le chiavi della cabina di regia con risultati modesti. Gli esterni non sono quasi mai riusciti a saltare l’avversario creando la superiorità numerica. L’attacco ha fatto pochissimo, denunciando carenze tecniche e di personalità del resto ben note.

E poi i cambi non hanno prodotto nulla di buono, anzi hanno fatto danni. L’ingresso di Zaniolo è stato deleterio, confermando l’immaturità di un giocatore che a questo punto non si sa se maturerà mai e che probabilmente è stato sopravvalutato da tutti, tecnici e giornalisti. Il fallo che commette regalando la punizione che porterà al pareggio dei macedoni è da ragazzino delle giovanili, non certo da un giocatore di livello internazionale.

E poi Donnarumma, da molti ritenuto una grande portiere: sulla punizione di Bardhi prende gol sul suo palo, un errore inaccettabile per un portiere normale. Figuriamoci per uno come lui.

Al tirare delle somme è inevitabile chiedersi quanti giocatori dell’Italia di Spalletti sarebbero titolari in una delle nazionali più importanti d’Europa. Ognuno può dare la risposta che crede, ma la sensazione è che faremmo fatica a trovarne un paio.

Cosa c’è dunque da salvare della notte di Skopje? Il primo tempo, lo spirito con cui si sono battuti i ragazzi nonostante i loro limiti, usciti prepotentemente fuori nella ripresa.

Che il lavoro di Spalletti nel processo di ricostruzione di una nazionale competitiva sarebbe stato complicato l’avevamo detto sin dal primo momento. Ora sappiamo che probabilmente sarà ancora più difficile del previsto.

P.S. Chiesa e Pellegrini sono stati rimandati a casa dopo aver accusato dei problemi muscolari. Se alla ripresa del campionato scenderanno in campo con le loro rispettive squadre di club, la Juventus e la Roma, avremo un elemento in più per comprendere il muro che si troverà a scalare Spalletti nei prossimi tre anni.

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