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Accadde oggi – 9 agosto 1942: si gioca la “partita della morte”

La storia vera che ha ispirato "Fuga per la vittoria"

di Francesca Turco – Nel 1981 esce nelle sale “Fuga per la vittoria”, diretto da John Huston e considerato tra i migliori film a tema sportivo della storia del cinema.

La pellicola è ambientata nella Seconda Guerra Mondiale e racconta di una partita tra ufficiali tedeschi e detenuti in un campo di prigionia francese. Per i nazisti una buona occasione di propaganda, per i deportati la possibilità di organizzare una epica evasione.

Nel cast attori dello spessore di Michael Caine, Max Von Sydow, Sylvester Stallone si mescolano a veri calciatori, anzi campionissimi, tra cui l’argentino Ardiles, Bobby Moore e il più grande di tutti i tempi: Edson Arantes do Nascimiento detto Pelè, che consegnerà il gesto tecnico di quella straordinaria rovesciata alla storia della cinematografia calcistica.

La trama prende spunto da una partita realmente giocata il 9 agosto del 1942 e che, tra mito e realtà, viene ricordata come “la partita della morte”, nonostante la cronaca abbia subito numerose riletture nel corso del tempo.

Per raccontare questa storia è necessario tornare indietro al 19 settembre 1941, giorno in cui le truppe naziste invadono Kiev. Sarà una delle occupazioni più spietate di tutta la Seconda Guerra Mondiale, che porterà barbarie, massacri e disperazione. Si racconta che per le strade della città non si incontrano più cani o gatti randagi: la gente muore di fame e si arrangia come può.

I nazisti nominano allora direttore del panificio della città un ceco, di madrelingue tedesca, divenuto collaborazionista. Iosif Ivanovič Kordik è anche un patito di calcio e caso vuole che incroci sulla sua strada uno smagrito venditore di sigari, che riconosce essere Nikolai Trusevich, portiere della Dinamo Kiev. Subito gli balena in testa l’idea di rintracciare tutti i calciatori delle squadre locali della Dinamo e della Lokomotiv per organizzare un torneo che potesse anche tornare utile come strumento di propaganda. Ai giocatori che accettano di partecipare Kordik garantisce un lavoro presso il panificio e beni alimentari di prima necessità.

Il torneo inizia il 7 giugno del 1942 e vede sei squadre ai nastri di partenza: quattro rappresentative delle truppe tedesche, ungheresi e rumene, la Ruch (squadra del movimento nazionalista antisovietico e filonazista) e la squadra dei panettieri di Kornik, la Start Football Club.

La rosa è composta da Trusevič, Sviridovskiy, Korotkikh, Klimenko, Tyutchev, Putistin, Kuzmenko, Goncharenko e Komarov ex Dinamo, Balakin, Sucharev e Melnik ex Lokomotiv. Questo gruppo domina il torneo diventando il simbolo della resistenza di Kiev contro gli oppressori.

Per fermare la Start, ma soprattutto quello che rappresentava, i nazisti decidono a sorpresa di schierare il Flakelf, la più forte squadra militare tedesca di stanza in Ucraina, considerata insuperabile. La partita, che si gioca il 6 agosto 1942, finisce come le altre, con la vittoria dei panettieri, stavolta per 5-1.

L’affronto non è accettabile per i nazisti che organizzano la rivincita tre giorni dopo richiamando tutti i migliori giocatori impegnati sul fronte ucraino.

E’ il 9 agosto, si gioca nello stadio Zenith riempito per l’occasione di ufficiali della Wehrmacht in alta uniforme. I tifosi ucraini sono stipati in un piccolissimo settore controllato da militari armati.

Prima del fischio d’inizio l’arbitro, un generale delle SS, impone ai giocatori della Start il saluto nazista e “consiglia” di lasciar vincere il Flakelf.

L’indirizzo della partita è chiaro fin da subito, condizionato dal gioco violento e intimidatorio dei tedeschi che passano in vantaggio con il portiere avversario svenuto a terra dopo essere stato colpito duramente alla testa. In un clima da corrida, la Start trova il modo di pareggiare, centrare il raddoppio sulle ali dell’entusiasmo e addirittura segnare il terzo gol prima dell’intervallo. Durante la pausa un militare scende nello spogliatoio dei panettieri: “prendetevi un minuto per pensare alle conseguenze”.

Si torna in campo e quel messaggio sembra aver colpito nel segno, i tedeschi si portano sul 3-3. Ai giocatori della Start basta allora uno sguardo per scrollarsi di dosso la paura e per capire che quella non è più solo una partita di calcio. È la metafora di quella guerra assurda che aveva messo in ginocchio l’Ucraina. Una vittoria e quella partita sarebbe diventata il manifesto del trionfo degli occupati sugli invasori.

Il risultato finale dirà 5-3 per la Start ma i giocatori sapevano bene di aver firmato la loro condanna a morte.

Pochi giorni e la Gestapo farà partire le ritorsioni. Nove giocatori verranno arrestati e torturati, Korotkykh sarà il primo a essere ucciso. Gli altri saranno rinchiusi ai lavori forzati nel campo di Syret. Kuzmenko, Klimenko e Trusevych verranno picchiati e giustiziati qualche mese più tardi.

Trusevich, il portiere capitano, prima di cadere sotto una raffica di mitra urlerà in faccia ai militari: “il nostro sport rosso non morirà mai“. Morirà fiero con la maglia della Start addosso.

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