venerdì , 19 Luglio 2024
Home Rubriche L'editoriale L’editoriale di S. Rossi: “Con Chinaglia Pelé aveva imparato ad amare l’Italia”
L'editorialePrimo pianoTutte le news

L’editoriale di S. Rossi: “Con Chinaglia Pelé aveva imparato ad amare l’Italia”

Silio Rossi ricorda Pelé

Silio Rossi

di Silio Rossi – Adesso che è sepolto nella tomba di famiglia a Santos con lo sguardo verso “Vila Belmiro”, lo stadio che lo ha visto giocare da bambino e diventare campione, Pelé riposa realmente in pace, lasciando ancora gente attonita e un passato fatto di gloria e di tantissima umanità. Sarà anche per questo, e non soltanto per meriti calcistici, che il tributo riservatogli da tutto il mondo è stato imponente e giustificatissimo. “O’ Rei” e Pelé, in realtà, sono stati una sola cosa e, a giusta ragione, il suo “genio” calcistico, è riesploso per far rivivere a chi l’ha visto giocare e anche a chi ne ha soltanto sentito parlare, quanto sia bello correre dietro ad un pallone con naturalezza e semplicità. Divertendosi. Un talento, quello di Pelé, genuino, dentro al quale neppure i più esperti sono riusciti a trovare difetti e sbavature, tali da togliergli quel primo posto del podio mondiale, un primo posto che ancora oggi che ci ha lasciati gli spetta di diritto.

Insomma se il mondo del calcio piange grosse lacrime per lui ci sono mille e più motivi, comportamenti da vero atleta, una vita dedicata allo sport che per Pelé non si sono esauriti sul campo ma che hanno continuato a tenerlo al proscenio. Gratificato da incarichi nel calcio, certo, ma anche nell’ambito di una politica sportiva mondiale, come ambasciatore ricercatissimo di quello sport che ha onorato e che persino in Brasile, in mezzo a tanto caos, lui è riuscito a tenere in vita.

Personalmente l’ho incrociato una sola volta: nel 1982 a Barcellona, all’uscita da un cancello di servizio del Sarrià, per evitare abbracci opprimenti dei tifosi, dopo la sconfitta di quella formazione di grandissimi giocatori, indicati da tutti come candidati a vincere quel mondiale. Pelé era amareggiato, avrebbe volentieri allungato il passo, ma appena seppe che in quel gruppetto c’erano giornalisti italiani si mise a disposizione.

Ci regalò pochi minuti. Col cuore ancora sanguinante ci disse: “La vostra Nazionale ha vinto con merito, sfruttando soprattutto la velocità nelle ripartenze, mentre il mio Brasile ha forse dimenticato che, per passare al turno successivo, sarebbe bastato un pareggio. L’Italia ha sfruttato meglio le corse sulle fasce laterali. E Conti è stato bravissimo. Credo – concluse – che sia il miglior giocatore di questo mondiale“.

Non ci sorpresero le belle parole sugli azzurri e sul suo gioco. Pelé ha avuto sempre un affetto particolare per noi italiani, calciatori o non, Da queste parti è venuto spesso come atleta del Santos, o come numero 10 della Nazionale e ogni volta è rimasto affascinato dall’affetto che ne ha ricevuto e dalle bellezze paesaggistiche e architettoniche che gli abbiamo potuto mettere a disposizione. Paradossalmente l’amore per la nostra Italia e per la sua gente è aumentato grazie ai racconti di Giorgio Chinaglia in quei tre anni di vita sportiva vissuta a New York, nei Cosmos, a conclusione di un momento felice che portò entrambi al termine dell’attività ufficiale. Giorgio e Pelè si erano illusi che anche in America il Soccer potesse sfondare il muro dell’indifferenza, e scoppiasse, improvvisamente, come da anni accadeva qui in Europa e nell’America del Sud. Chinaglia ci parlò di rapporto splendido: “Spesso – ci rivelò al telefono – parliamo spesso di come si vive in Italia, di quanto sia salutare stare in un Paese con tante bellezze e con un’esistenza assai differente da quella brasiliana. Pelè – continuò l’ex laziale – ama la semplicità, le cose pulite e naturali, gli piace la professionalità e ricevere cordialità per poterla ritrasmettere. Motivo che lo rende felice. Qui alla Warner si impegna al massimo per quello che è nella vita: campione di umiltà. Insomma è un comunicatore istintivo, un artista moralmente inattaccabile“.

Nel tentativo della Soccer Federation, il campionato che secondo gli aderenti avrebbe dovuto cambiare i gusti degli americani, ha giocato anche Gigi Martini. Prima di dedicarsi al volo e alla politica, per sei mesi il difensore della Lazio ha tentato l’avventura americana: “Ci andai più per curiosità, che non per guadagnare tanti dollari. “Giocavo – ricorda – con il Chicago Sting, mi divertivo ma rimpiangevo il calcio italiano. Si, ho giocato contro Pelé nel Giants Stadium. Lui correva come un giovane e ancora con la forza e la magia dei suoi migliori giorni. Pareggiamo 0-0, risultato straordinario per noi, visto che loro avevano in campo una multinazionale. Dopo la gara ci ritrovammo in un albergo insieme con Chinaglia e compagni. Pelé era con Beckenbauer, Carlos. Alberto, con Giorgio, appena mi vide li lasciò e venne a complimentarsi. Hai giocato un’ottima partita – disse – sei un bravo mediano di fascia, hai corso su tutti i palloni“. “Ragazzi, Pelé che lascia il gruppo dei suoi per farmi degli elogi beh!”

“O Rei” amava Roma, in maniera particolare. Come calciatore qui nella Capitale c’è stato diverse volte, non solo per motivi istituzionali, come gli incontri con alcuni papi o la presenza a riunioni che investivano i problemi mondiali del calcio. Il Santos, infatti, ha giocato in amichevole più volte contro la Roma. In quella del 1972, alla presenza di circa settantamila spettatori, la formazione brasiliana vinse 2-0 e Pelé si fece parare un calcio di rigore da Alberto Ginulfi. Che si “beccò” la stretta di mano del campione brasiliano, il quale non contento, alla fine del match, bussò allo spogliatoio giallorosso per regalare la sua maglia al portiere.

Cose normali, di ordinaria amministrazione che ad altri atleti non viene spontaneo fare. A Pelé, che amava l’Italia, sì.
Ecco perché era grande, più di quanto non gli vengano riconosciuti i meriti.

Leave a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Articles

Calciomercato: Juventus, arrivato Cabal

La Juventus ha annunciato l’accordo con l’Hellas Verona per il trasferimento a...

Calciomercato: Empoli, Vasquez in prestito

Il portiere colombiano classe ’98 Devis Vásquez di proprietà del Milan è...

Calciomercato: Como, ufficiale Reina

Il portiere spagnolo Pepe Reina torna in Italia e firma con il...

Calciomercato: Roma, Ryan il vice Svilar

La Roma ha annunciato l’acquisto di Mathew Ryan portiere classe 1992 svincolato...